| la clinica |
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| Bambini con frequenti episodi di febbre inspiegati. | ||||||
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a cura di Chiara Oretti e Alberto Tommasini La Sindrome da Iper IgD o difetto di Mevalonato Kinasi. |
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Che cosa
è la Sindrome da Iper IgD
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La
sindrome da iper IgD (HIDS) è ereditata come un tratto autosomico
recessivo. Il gene responsabile, è localizzato sul braccio lungo
del cromosoma 12 e codifica per la mevalonato-kinasi (MK), enzima chiave
del metabolismo del colesterolo e degli isoprenoidi, la cui attività
è ridotta o instabile nei pazienti affetti da HIDS. La mutazione
V3771I (1129G>A) è presente in più dell'80% dei pazienti
mentre le altre sono meno frequenti. |
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Riconoscere
il quadro tipico
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I
pazienti affetti da questa sindrome presentano ricorrenti attacchi febbrili
(>38,5 °C) che usualmente iniziano entro il primo anno di vita,
spesso in seguito al primo richiamo vaccinico. Gli attacchi si preannunciano
con brivido, rapido aumento della temperatura corporea che persiste
elevata per quattro - sei giorni, per poi risolversi con una graduale
defervescenza e si ripresentano in modo abbastanza regolare con periodi
da 2 settimane a 2 mesi. Altri esami possono essere utili a definire la diagnosi (dosaggio dell'acido mevalonico urinario che risulta aumentato durante gli episodi febbrili, determinazione dell'attività dell'enzima mevalonato chinasi, che risulta fortemente ridotta), ma il loro uso è più specialistico. |
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Quando avviare
lo studio di altre febbri.
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- Una ricorrenza
familiare (oltre a quella osservabile nei fratelli del proposito) deve
far pensare a diverse possibilità: HIDS con consanguineità;
febbre mediterranea familiare in zona endemica; altre febbri rare a
trasmissione autosomica dominante. Terapia |
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Terapia.
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Non esistono linee guida per il trattamento di questa sindrome; i corticosteroidi possono avere un ruolo sintomatico e andrebbero utilizzati il minimo possibile con l'obiettivo di semplificare la gestione degli episodi febbrili. Nei casi, eccezionali, in cui la ricorrenza febbrile conduce ad amiloidosi, può essere ragionevole utilizzare la colchicina, anche se la sua efficacia sui sintomi sembra decisamente scarsa. L'utilizzo di statine, apparentemente paradossale, è stato recentemente proposto nei pazienti adulti, con limitato beneficio. Questo trattamento dovrebbe essere utilizzato con cautela in età pediatrica, considerato che l'utilizzo di statine è in grado di scatenare un aggravamento delle crisi in soggetti con livelli più bassi dell'attività dell'enzima (soggetti con mevalonico aciduria). |
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Comunicazione
e prognosi.
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I pazienti con HIDS presentano attacchi febbrili per tutta la vita, con maggior frequenza nell'infanzia e nell'adolescenza. L'amiloidosi è una complicanza in casi eccezionali e di regola gli attacchi di artrite non determinano lesioni permanenti a livello delle articolazioni. La prognosi è in sostanza buona, specialmente quando sia disponibile una diagnosi di certezza che possa evitare il ricorso a ripetute indagini invasive e tentativi terapeutici, che possono di per sé peggiorare la qualità di vita. Anche in questo caso è opportuno ricordare ai genitori che non si tratta di un difetto di risposta ai patogeni (anche se sono stati descritti isolati casi di sepsi in soggetti con HIDS). Tra gli esami utili nel follow-up possiamo considerare la ferritinemia e lo studio della amiloide sierica A (SAA) per valutare l'eventuale danno infiammatorio. Il dosaggio della procalcitonina potrà essere utile in casi particolari per identificare e seguire infezioni batteriche concomitanti con episodi febbrili. |
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Casi clinici.
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- 1 |
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Bibliografia.
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Nota: queste pagine sono
scritte da medici e dirette in primo luogo al medico di base, ma possono
essere lette anche dai genitori. Si sconsiglia, tuttavia, l'utilizzo diretto
delle informazioni mediche da parte di questi ultimi e si raccomanda che
ogni iniziativa sulla salute venga discussa con il proprio curante.
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http://www.pediatria.univ.trieste.it/archi/fever/default.htm
email: pediatria@burlo.trieste.it |
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