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Enuresi
notturna: farmaco sì - farmaco no. |
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Moderatore: dr. Cristina Milocco
Relatore per il Sì: dr. Chiara Trevisiol
Relatore per il No: dr. Sergio Facchini
Nota: il lettore può interagire inviando domande e commenti per
posta elettronica che saranno recapitati al moderatore del seminario.
invia domande-commenti.
Le domande e risposte verranno pubblicate on line in pagine collegate
al seminario per mezzo du una "puntina":
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Premessa
Le problematiche
Le ragioni del sì
Le ragioni del no
Le conclusioni del moderatore |
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A |
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PREMESSA |
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Per enuresi notturna
si intende una minzione completa che avviene durante il sonno, oltre l'età
in cui il controllo vescicale viene raggiunto (convenzionalmente il 5°
anno per la femmina e il 6° anno per il maschio).
Sebbene il problema possa risolversi spontaneamente, senza alcun intervento
terapeutico (si risolve spontaneamente circa il 15% dei casi per anno), non
esistono elementi clinico-anamnestici che permettano di prevedere se e quando
avverrà la "risoluzione spontanea".
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Ipotesi patogenetiche.
Il tipo di aggregazione familiare del fenomeno suggerisce la presenza di
fattori favorenti multigenici (il rischio quindi per un figlio di diventare
enuretico sarebbe pari al 77% se entrambi i genitori sono stati enuretici,
del 44% se solo uno dei genitori è stato enuretico, solo del 15% se nessuno
dei due genitori è stato enuretico).
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- Immaturità del controllo vescicale.
La minzione necessita di una stretta coordinazione tra detrusore vescicale,
muscolatura liscia del collo vescicale (sfintere interno) e muscolo striato
(sfintere esterno). Il raggiungimento del controllo completo di questo
apparato è un "processo maturativo"
che avviene per tappe. Nel corso di questo processo si verifica un conflitto
tra la percezione dello stimolo minzionale e l'incompleta capacità
di controllo dell'apparato vescico-uretrale. Questo conflitto è
alla base del fenomeno dell'enuresi notturna.
- Deficit di ormone antidiuretico.
Un'altra ipotesi eziopatologica che ha riscosso molto successo è il riscontro
nei soggetti enuretici di un deficit di ADH. Norgard per primo ha dimostrato
che in una quota di soggetti con enuresi notturna primaria, viene persa la
pulsatilità del ritmo circadiano dell'ADH, evidenziando un appiattimento del
fisiologico picco notturno. In tal modo, viene a mancare la fisiologica concentrazione
notturna di urina.
- Dismorfismi della colonna.
Infine bisogna considerare la possibilità che l'enuresi notturna
sia secondaria a dismorfismi della colonna vertebrale (in particolare
la schisi vertebrale a livello dei processi spinosi di S1 o in minor misura
di L5 e di S2). In questi casi si associa costantemente una vera e propria
incontinenza urinaria diurna. 
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A |
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Le
problematiche. |
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Vi è un generale consenso nel sostenere l'opportunità di un
trattamento di tutti i casi di enuresi notturna, dato che non è possibile
identificare i soggetti che andranno incontro a risoluzione spontanea.
Un fattore determinante per iniziare un trattamento è la motivazione del
bambino e della sua famiglia, ovvero il peso che assume l'enuresi notturna
nella vita familiare e sociale del bambino enuretico. Infatti è stato dimostrato
che con il passare del tempo, si riduce la tolleranza dei familiari nei confronti
dell'evento enuretico ed è stato calcolato che circa il 20-30% dei genitori
(più facilmente quei genitori che non sono stati enuretici) punisce il figlio
enuretico.
Poiché spesso l'immaturità vescicale si associa a stipsi e
più raramente ad encopresi, in questi casi i due problemi dovranno
essere affrontati contemporaneamente.
Per il trattamento dell'enuresi notturna vengono proposti due diversi approcci,
l'uno farmacologico, per lo più basato sulla somministrazione di ormone
antidiuretico, nell'ipotesi di una sua deficitaria produzione endogena, l'altro
comportamentale, basato su tecniche di rieducazione vescico-sfinteriale.
I criteri di riferimento per la
valutazione della terapia, sono stati stabiliti in uno studio di Butler
del 1991.
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A |
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Le ragioni del sì:
trattamento con ormone antidiuretico (DDAVP).
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Razionale.
La desmopressina è l'omologo sintetico della vasopressina, dotato
di una più potente azione antidiuretica ma privo dell'effetto pressorio
dell'ormone naturale.
Il razionale dell'uso di questo farmaco si ritrova in uno studio di Norgaard
(J. Urol. 1985), che ha evidenziato nei pazienti enuretici una produzione
di urine maggiore della capacità vescicale, e l'assenza delle fisiologiche
variazioni del livello plasmatico di ADH. Somministrando l'ormone antidiuretico
mancante ai soggetti con enuresi notturna primaria, si avrebbe una diminuita
produzione di urine e quindi la risoluzione dell'evento enuretico.
In realtà, l'aumentata produzione di urina non sembra dovuta solo ad un deficit
di DDAVP ma altri fattori sembrano essere in gioco: in un recente studio (Urology,
1998), Sener ha evidenziato il possibile ruolo delle
prostaglandine nella patogenesi dell'enuresi. I soggetti enuretici hanno infatti
una concentrazione di PGE2 elevata rispetto al normale, che diminuisce, parallelamente
ad un miglioramento della sintomatologia, durante il trattamento con desmopressina
( ed anche durante il trattamento con indometacina).
In un altro lavoro (Ped. Nephrol. 2000), Natochin
ha dimostrato che nei soggetti enuretici vi è una diminuzione del riassorbimento
di acqua e soluti che correla con la produzione di PGE2. La vasopressina è
in grado controbilanciare questa perdita.. L'aumento di PGE2 a livello della
mucosa vescicale inoltre facilita il fenomeno enuretico notturno con diversi
meccanismi: aumento del tono del detrusore; effetto contrattile sulla muscolatura
vescicale; inibizione della produzione di ADH.
Evidenze.
In una revisione di 18 studi randomizzati e controllati sul trattamento con
DDAVP (Moffatt Ped. 1993) l'efficacia varia dal 10%
al 91%, e non viene riportato alcun caso di iperidratazione; tra gli effetti
minori vengono segnalati solo rari casi di irritazione nasale ed epistassi.
Trattamento a lungo termine con DDAVP.
| Autore |
Pazienti |
Durata del trattamento |
Successo in trattamento |
Follow-up |
Successo in follow-up
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| Chiozza |
25
(8-12 aa) |
8-12 mesi
(+ ossibutinina in non responders)
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2 anni |
0 notti bagnate / settimana |
| Hjalmas |
399
(6-12 aa) |
12 mesi |
61 % |
|
19 % |
| Riccabona |
155
(5-19 aa) |
12 settimane |
85% |
18 mesi |
60 % |
| Lackgren |
25
(11-21 aa) |
2 cicli x 3 mesi |
|
7 anni |
76 %
(64 % atteso di risoluzione spontanea) |
Motivi che giustificano la terapia con DDAVP.
Il trattamento farmacologico, e ci si riferisce in pratica al trattamento
con DDAVP, sembra giustificato in quanto:
- è efficace sia a breve che, seppur in minor misura a lungo termine;
- è utilizzabile anche in famiglie con scarsa compliance, dove il trattamento
comportamentale è più difficilmente proponibile;
- è utilizzabile "al bisogno" in situazioni particolari (gite, campeggio..)
anche in soggetti enuretici che seguono un trattamento comportamentale
- in casi particolari l'efficacia sembra essere potenziata dall'associazione
con l'ossibutinina, un anticolinergico che esercita un'azione miorilassante
sulla vescica.
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A |
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Le ragioni del no:
l'alternativa comportamentale.
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Poche evidenze per un ruolo patogenetico del deficit di ADH.
Benché alcuni studi suggeriscano una diminuita produzione di ADH nell'enuresi
notturna, non vi è alcuna evidenza che questo sia un problema primitivo.
Di fatto non vi è dimostrazione che i diversi polimorfismi genetici di
volta in volta associati con l'enuresi siano responsabili di un'alterata produzione
di ADH. Inoltre non è stata descritta alcuna differenza genetica tra
i soggetti che rispondono al trattamento con DDAVP rispetto a quelli "non
responders". Il trattamento con vasopressina deve perciò essere
inteso come uno dei tanti possibili sintomatici.
Inefficacia del DDAVP nel lungo termine.
La lettura della metanalisi di Moffatt evidenzia che la terapia con desmopressina
risulta efficace nel ridurre le notti bagnate, ma solo il 25% dei pazienti
enuretici rimane totalmente asciutto. Risulta inoltre che le ricadute sono
piuttosto elevate e pari all'80-90%. Sebbene il farmaco possa risultare utile
in situazioni selezionate in cui si vuole ottenere un risultato a breve termine
(per esempio nel caso di notti fuori casa o per la bassa compliance familiare),
il suo ruolo a medio e lungo termine risulta insoddisfacente.
La terapia comportamentale.
La terapia comportamentale dell'enuresi notturna, che pone attenzione sul
processo maturativo della funzione minzionale e vescicale, sembra dare risultati
migliori, soprattutto a lungo termine.
La terapia comportamentale comprende due approcci: gli allarmi acustici notturni
e il training minzionale.
L'allarme notturno mira a stabilire un riflesso condizionato: inizialmente
permette un risveglio autonomo alla comparsa delle prime gocce di urina e
successivamente, una soppressione delle contrazioni del detrusore che precedono
l'atto minzionale, favorendo in tal modo una forma di processo maturativo
del controllo corticale della minzione. In pratica, l'effetto è quello di
alleggerire il sonno, rendendo più vigili i centri corticali ai segnali vescicali.
- In un lavoro eseguito da Vandersteen (J. Urol.
1999) il trattamento farmacologico è stato paragonato all'approccio
comportamentale, su una popolazione adulta di età media pari a 20 anni.
L'efficacia della desmopressina (66% durante il trattamento) tende a scomparire
con la riduzione del dosaggio mentre un trattamento comportamentale, effettuato
in questi soggetti per la durata di 6 mesi dopo il fallimento della terapia
farmacologica (non responders e ricaduti) risulta ancora efficace nei tre
quarti dei casi.
- Un altro studio che confronta diversi tipi di trattamento è stato eseguito
da Monda (J. Urol. 1995) su una popolazione di 261
pazienti, suddivisi in 4 gruppi (desmopressina, imipramina, allarme notturno,
controllo). Sebbene durante il trattamento l'efficacia della desmopressina
e dell'allarme notturno fossero comparabili, a 6 mesi dalla sospensione
dei trattamenti sono rimasti asciutti: il 10% dei soggetti nel gruppo DDAVP:
56% nel gruppo "allarme notturno"; 16% dei gruppi imipramina e
dei controlli.
La terapia comportamentale si avvale anche di altre tecniche basate sulla
ricompensa e finalizzate a correggere le abitudini minzionali errate correlate
alla patogenesi dell'enuresi notturna (posticipazione minzionale, urgenza,
incontinenza da urgenza, uso del torchio addominale durante la minzione).
Le tecniche più descritte in letteratura si avvalgono del cosiddetto
"training minzionale"
ma non c'è un consenso sull'approccio migliore per ottenere questi
risultati (trattenere per aumentare la capacità vescicale o favorire
l'atto minzionale evitando la posticipazione?). Il primo atteggiamento
fa attualmente parte della maggior parte delle linee-guida (ad esempio
della National
Enuresis Society) mentre il secondo approccio è quello proposto
dal nostro Istituto.
- Un trial controllato (Kahan Medicine 1998) ha dimostrato
che la percentuale di ricadute a 16 settimane dalla sospensione della terapia
è minore nel gruppo trattato con terapia coimportamentale (50%) rispetto
non solo al gruppo trattato con la sola desmopressina (90%) ma addirittura
al gruppo trattato con desmopressina e terapia comportamentale (82%).
- In un recente studio di Kruse (Scand. J. Urol. Nephrol.
1999) si è valutato l'effetto della correzione delle abitudini minzionali
diurne sull'enuresi notturna in 22 bambini enuretici di difficile trattamento
(fallimento di precedenti trattamenti). L'intervento è consistito nella
spiegazione del meccanismo della minzione, nell'insegnamento a non posporre
la minzione, a svuotare completamente la vescica e ad aumentare il numero
delle minzioni giornaliere. Dei 22 bambini, a distanza di 1 anno dall'intervento,
ben 12 erano asciutti. Altri 3 soggetti, che non avevano risposto al solo
trattamento correttivo, hanno risposto all'associazione con l'allarme notturno.
- Anche Zerqueni ha elaborato un training di correzione/abilitazione
dei difetti minzionali, ma in più ha definito quella che viene chiamata
sindrome di immaturità vescicale
(SIV). In particolare, in uno studio retrospettivo Zerqueni
ha preso in considerazione una sua casistica di 111 pazienti (età media:
10,4 anni): di questi, ben il 40% aveva già provato altri tipi di trattamento,
senza successo. Al momento della prima visita, il 60% dei bambini bagnava
il letto 7 notti/ 7; il 25% si bagnava 4-6 notti/ 7 ed il restante 15%
, < 3 notti/ 7. L'enuresi polisintomatica è stata riscontrata nella
quasi totalità dei casi (109/111) e i sintomi rilevati erano: 81% urge
incontinence; 95% urgenza; 91% posticipazione minzionale; 68% altri
difetti minzionali (uso del torchio addominale, minzione interrotta...).
Tutti i 111 pazienti sono stati sottoposti al training di correzione/abilitazione
costitiuto da un'istruzione teorica e pratica comprendente norme comportamentali:
non differire la minzione e facilitare (non opposizione) l'atto minzionale;
a queste norme si associava l'allenamento del pavimento pelvico comprendente
esercizi di attivazione e rilasciamento. Più della metà
dei soggetti (66%) ha risposto a questo trattamento dopo un tempo medio
di trattamento di 70 giorni e i risultati si sono mantenuti a distanza
nella metà del campione iniziale. Il miglioramento dei sintomi
diurni (in particolare, la incontinenza da urgenza, l'urgenza e gli
altri difetti minzionali) ha di regola preceduto la risposta sull'enuresi
notturna.
I principali limiti dell'approccio comportamentale stanno nella necessità
di una forte compliance del bambino e della famiglia, e di molto tempo disponibile
per eseguire le sedute da parte dell'operatore.
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A |
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Le
conclusioni del moderatore. |
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L'enuresi notturna è una condizione piuttosto frequente tra la popolazione
pediatrica.
Nonostante esista la possibilità di una sua risoluzione spontanea, non si
ritiene ragionevole rimandare il trattamento oltre l'età in cui dovrebbe essere
raggiunto il controllo vescicale.
- un criterio fondamentale per intraprendere una terapia, ed ottenere
l'indispensabile buona compliance, è la richiesta da parte della famiglia
e del bambino in prima persona;
- dall'analisi dei dati raccolti, l'approccio comportamentale sembra
dare più garanzie di successo dopo sospensione del trattamento e a lungo
termine; in particolare, il training minzionale elaborato separatamente
da Zerqueni e da Kruse appare l' intervento di prima scelta;
- la terapia comportamentale richiede però una certa disponibilità di
tempo ed una specifica esperienza da parte dell'operatore;
- in casi selezionati e per periodi limitati, può essere ragionevole
associare alla terapia comportamentale, quella farmacologia con la desmopressina,
soprattutto laddove si vogliano ottenere risultati in tempi brevi
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| Norgaard
JP,
Pedersen EB, Djurhuus JC. Diurnal
anti-diuretic-hormone levels in enuretics. J Urol 1985;134:1029-31
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| Sener F, Hasanoglu E, Soylemezoglu O.Desmopressin
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| Natochin YV, Kuznetsova AA . Nocturnal
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| Moffatt ME, Harlos S, Kirshen AJ, Burd L.
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